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Bonifica di piccoli impianti o apparecchiature con manufatti contenenti amianto 

(scritto da : Matteo Santamaria)

Dipartimento di Prevenzione – U.O. Controllo Rischio Chimico – Azienda USL Città di Bologna

1. Manufatti contenenti amianto presenti negli impianti e nelle apparecchiature

L’utilizzo di  materiali  isolanti contenenti amianto (MCA) negli impianti tecnologici in ambito civile ed industriale è stato particolarmente diffuso in passato soprattutto per coibentare impianti e apparecchiature con temperature di esercizio elevate od utilizzanti fluidi caldi o freddi.

In particolare su:

Tubazioni, serbatoi, caldaie, silos, ecc. rivestite con coppelle preformate o realizzate sul  posto  costituite da:

      impasti di amianto con altri materiali  (magnesite, cotone, lana minerale, cemento, gesso, silicati di calcio) confinati con rete metallica, nastri telati, garze gessate, guaine in acciaio o plastica.

      avvolgimenti di lana minerale - cartone di amianto - amianto impastato in garze gessate, ecc.

      corde, nastri, trecce, baderne, tessute con amianto e altri filati,.

 

Valvole, flange, sportelli, portelloni (di stufe, forni, caldaie) ecc. con guarnizioni di tenuta dei fluidi costituite prevalentemente da:

      impasti di amianto (crisotilo a fibra lunga) con leganti gommosi, resinosi talvolta con aggiunta di grafite o scaglie di metallo bianco a scopo antifrizione;

     cordicelle, cordoni, nastri costituiti da trecce di filato di amianto impregnate con gomma  o grafite.

 

Pannelli  termoisolanti  sagomati, di varia foggia, per isolare parti di impianto, costituiti da :

     impasti di amianto e leganti  organici ed inorganici (silicati, amido, calce, argilla);

     cartoni di diversa densità con diverse  percentuali  di amianto, fibra di vetro  e leganti organici.

2. La bonifica degli impianti e delle apparecchiature

La presenza di MCA non significa automaticamente che vi sia una condizione di rischio, la loro potenziale pericolosità dipende dalla capacità di rilasciare fibre aerodisperse nell’ambiente (specialmente ambiente chiuso) che possono venire successivamente inalate. Questa caratteristica è essenzialmente legata al grado di friabilità del MCA, ma anche alle sue condizioni di conservazione, quali: il grado di adesione al supporto, le alterazioni della superficie, le infiltrazioni d’acqua, le rotture, le erosioni superficiali, i frammenti pendenti e detriti caduti.

Gli interventi di manutenzione, sostituzione o smantellamento di  componenti o parti dell’impianto contenenti amianto possono comportare  il rischio di rottura o sbriciolamento del MCA con conseguente contaminazione dell’ambiente ed esposizione indebita alle fibre liberatesi soprattutto da parte degli addetti alla conduzione, manutenzione  e rifacimento degli impianti.

Quando si rimuove l’amianto da impianti e apparecchiature il rischio di liberazione di fibre dipende, essenzialmente:

·         dalle condizioni di friabilità in cui si trova il MCA;

·         dal grado di difficoltà con cui è possibile asportarlo dal supporto; alcuni rivestimenti isolanti, anche se integri in opera, devono essere inevitabilmente frantumati per essere rimossi;

·         dalla dimensioni e dalla dislocazione dell’apparecchiatura o dell’impianto in relazione al grado di accessibilità e di manovra;

 

2.1                  Modalità di bonifica dei diversi tipi di MCA

2.1.1.           Guarnizioni

in opera su : flange, pompe, portelloni anteriori e posteriori di caldaie, piastre dei bruciatori, autoclavi, ecc.

Le guarnizioni costituite da amianto devono essere evidenziate mediante l’apposizione, nel punto più vicino, di un’apposita avvertenza (cartellino, etichetta) al fine di evitare il disturbo involontario durante lavori sugli impianti. Queste guarnizioni, solitamente, non rappresentano una fonte di dispersione di fibre in ambiente fintantoché rimangono in opera. Infatti di norma esse sono abbastanza segregate e difficilmente possono essere disturbate accidentalmente. Può essere opportuno, tuttavia, trattare con soluzione incapsulante la eventuale porzione a vista se non risulta perfettamente integra. La necessità di effettuare interventi di manutenzione, o riparazione a guasto,  può comportare, invece, un certo disturbo alla guarnizione che, una volta “liberata”, può presentarsi integra o più o meno disgregata. In quest’ultimo caso, è opportuno  cogliere l’occasione per sostituirla.

La tecnica del glove-bag (vedi più avanti), indicata dalla legge  per interventi di rimozione di MCA da impianti e apparecchiature può, talvolta, risultare di difficile applicazione su parti di impianti ubicate in posizioni anguste o conformate in modo tale da essere difficilmente ed efficacemente confinabili all’interno del glove –bag.

Viceversa, per la maggior parte delle guarnizioni  si è visto che la loro rimozione può essere effettuata in maniera più semplice e senza significative dispersioni di fibre anche senza l’ausilio del confinamento mediante il glove-bag ma con l’utilizzo combinato dell’aspirazione localizzata e di prodotti penetranti e incapsulanti[1].

Tecnica combinata  incapsulamento-aspirazione

Questa tecnica può essere utilizzata efficacemente se, come avviene nella maggior parte dei casi:

     la guarnizione in opera non è (o si presume che non sia) particolarmente disgregata e friabile;

     se la guarnizione ha una buona igroscopicità  in quanto, una volta imbevuta con la soluzione incapsulante, non da luogo a polvere aerodisperdibile anche se durante la rimozione si  dovesse in parte strappare o sbriciolare;

     la guarnizione si stacca dal supporto con estrema facilità senza disgregarsi; per esempio, a seguito dell’indurimento prodotto dal calore della caldaia.

Per rimuovere la guarnizione colui che effettua l’asportazione deve essere assistito da un aiutante che all’occorrenza provvede ad incapsulare e aspirare la zona di rimozione;

Dopo aver valutata l’opportunità di interdire o impedire l’accesso ai non addetti ai lavori durante l’esecuzione dell’intervento, e aver indossato i dispositivi di protezione personale consistenti in tuta intera in tyvek con cappuccio e facciale filtrante del tipo FFP3 si procede alla rimozione della guarnizione con le seguenti modalità, adattandole alla specifica situazione:

1.   aspirare, con aspiratore portatile dotato di filtro assoluto (HEPA),  la porzione a vista della guarnizione e le zone adiacenti e successivamente irrorare con la soluzione incapsulante ( o colla spray) mediante l’apposito dispositivo nebulizzante;

2.   proteggere la parte sottostante con un telo di polietilene per raccogliere eventuali frammenti che dovessero cadere;

3.   “mettere a vista” la guarnizione con molta cautela ( per es. distanziando le flange; aprendo il portellone, ecc.) ed effettuare una abbondante bagnatura/imbibizione della guarnizione con la soluzione incapsulante/imbibente;

4.   procedere lentamente al distacco manuale della guarnizione  tenendo la manichetta dell’aspiratore a ridosso del punto di distacco della guarnizione. E’ opportuno, per ottenere una migliore capacità di convogliamento dell’aspiratore, innestare alla manichetta una bocchetta larga, per esempio a forma di imbuto, che racchiuda il più possibile la zona di strappo della guarnizione (tipo cappa di aspirazione); valutare anche l’opportunità di una ulteriore bagnatura mentre si procede al distacco; insaccare immediatamente la parte rimossa;

5.   gli eventuali residui o frammenti rimasti adesi al supporto si possono rimuovere mediante  appositi utensili manuali come spatoline o raschietti procedendo lentamente e sotto aspirazione; aspirare subito anche gli eventuali frammenti che dovessero cadere sul telo;

6.   al termine della rimozione di tutti i residui visibili, con la bocchetta “stretta” innestata alla manichetta dell’aspiratore, aspirare energicamente la superficie del supporto;

7.   infine, nebulizzare le superfici interessate, compreso il telo sottostante, con la soluzione incapsulante; il telo va piegato a lenzuolo e insaccato insieme ai MCA;

 

Questa tecnica, se realizzata correttamente, risulta altrettanto efficace di quella del glove –bags semplificando in molti casi la rimozione di guarnizioni ma anche e soprattutto di pannelli termoisolanti. Si ritiene che l’adozione di  questa tecnica soddisfi sufficientemente  quanto prescritto nell’art.3 del D.Lgs 626/94 in cui viene richiesto al datore di lavoro di mettere in atto adeguate misure di tutela al fine di ridurre al minimo il rischio.

 2.1.2      Rivestimenti  isolanti

(contenenti amianto) di  tubazioni, serbatoi, caldaie, silos, ecc.

Come già detto, questi rivestimenti sono realizzati con impasti diversi direttamente in fabbrica o sul posto dal coibentatore. 

A seconda della natura del legante e della percentuale di amianto nell’impasto, nonché del tipo di applicazione, i rivestimenti si presentano di aspetto e consistenza diversa, ma generalmente i rivestimenti termici di caldaie e tubazioni (coppelle) possono avere un aspetto gessoso, a mattone, terroso o a cartone increspato, solitamente rivestiti da canovacci di stoffa o nastro telato o da guaine o reti in metalliche o plastiche e quindi risultare spesso composti da strati di diversa natura.

Anche se si presentano abbastanza integri, vanno trattati con molta cautela in quanto possono facilmente liberare fibre  in proporzione alla loro friabilità, se sottoposti all’azione di fattori di disturbo o deterioramento anche perché, a differenza delle guarnizioni, sono quasi sempre a vista.

Pertanto, fintantoché i MCA rimangono in opera, dovranno essere riparati e protetti se non si presentano completamente integri, mediante:

·    rimozione dei frammenti, polveri, eventualmente rilasciate dai MCA danneggiati mediante aspiratore con filtri assoluti;

·    consolidamento e recupero MCA danneggiati  o in via di  progressivo danneggiamento mediante trattamento superficiale con prodotti incapsulanti oppure segregazione con  coppelle di plastica o metallo, bende telate, ecc.;

Impedire possibili future dispersioni mediante la previsione e il controllo delle cause di disturbo, mediante:

1)   informazione al personale addetto alla custodia e alle manutenzioni, in cui viene indicato dove sono ubicati i MCA mediante l’apposizione di avvertenze (sotto forma di cartellini o etichette direttamente sui rivestimenti) e della necessità di evitare il loro disturbo;

2)   ispezione periodica dei MCA al fine di verificarne le condizioni di conservazione ed eventualmente registrare gli interventi e le attività riguardanti i MCA su un apposito registro ;

3)   in caso di affidamento di lavori all’interno dell’edificio ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi, questi devono essere adeguatamente informati della presenza  di amianto nei locali in cui sono destinati ad operare; nonché  cooperare con loro per evitare il disturbo improprio.

4)   istruzioni pratiche per l’esecuzione delle operazioni di manutenzione e pulizia;

La rimozione di una piccola porzione (per esempio a causa di una perdita di liquido dalla tubazione, o anomalie di funzionamento, ecc.) o dell’intero rivestimento isolante (rifacimento o smantellamento dell’impianto) comporta l’inevitabile frantumazione del rivestimento mediante attrezzi manuali come scalpelli, cesoie, ecc. Inoltre, la bagnatura in profondità di molti rivestimenti si rivela particolarmente difficoltosa a causa della compattezza del rivestimento superficiale e/o della scarsa igroscopicità degli strati interni. La dispersione di fibre, conseguente alla rottura del rivestimento, sarà  tanto maggiore quanto minore sarà la compattezza del materiale legante (gesso, silicato, ecc.) e maggiore la percentuale di amianto in esso contenuto.

Pertanto, per questi manufatti è necessaria l’adozione di tecniche di rimozione che realizzano un confinamento fisico, e talvolta anche dinamico, della parte interessata alla rimozione.

A seconda dell’entità del materiale da rimuovere, della circostanza in cui si interviene (manutenzione programmata  o straordinaria) nonché delle caratteristiche specifiche dei locali e degli impianti è necessario adottare una delle seguenti modalità.

mediante:“ glove  bag”

E’ una tecnica indicata per:

A)       riparazione o rimozione di rivestimenti di MCA presenti su piccoli tratti di tubazioni, parti di impianti tecnici (corpo caldaia, autoclave, ecc.)

B)       riparazione o rimozione di MCA superfici od oggetti di ridotte dimensioni (guarnizioni da sportelli, sostituzione filtri da aspiratori ecc.); per:

·         interventi di manutenzione straordinaria  in situazioni di emergenza;

·         interventi di manutenzione programmata per il buon funzionamento dell’impianto;

Consiste nell’isolare una porzione di tubazione o di un altro oggetto di dimensioni contenute con un sacco di polietilene (ne esistono in commercio di dimensioni e forme diverse) dotato di una o più coppie di maniche (o guanti), sul modello delle incubatrici pediatriche, che permettono all’operatore di lavorare intorno al tubo senza venire in contatto diretto con il materiale e soprattutto senza dover isolare completamente il locale in cui avviene la rimozione.

Il glove bag è normalmente dotato di :

     una o più coppie di manichette;

 

     un  apposito sacchetto posto all’interno per depositare gli attrezzi di lavoro;

 

     predisposizioni per i fori necessari al  passaggio dei tubi dell’aspirapolvere e del liquido imbibente e/o incapsulante;

Attrezzatura necessaria a corredo del glove bag

1.   DPI: tuta in tyvek, maschera facciale filtrante FFP2-3, copriscarpe, guanti, ecc.;

2.   dispenser per liquidi ( incapsulante/imbibente) con pompa ad azionamento manuale;

3.   aspiratore portatile corredabile con filtri “ assoluti”

4.   tubicini di polietilene del diametro compatibile per l’innesto alla lancia del dispenser e dell’aspiratore;

5.   secchio o contenitore ;

6.   liquido incapsulante (colla vinilica o acrilica);

7.   adesivo spray (non infiammabile se utilizzato su superfici roventi) per superfici plastiche;

8.   nastro adesivo (possibilmente trasparente);

9.   fialetta fumogena e relativa pompetta di plastica;

10. attrezzi vari: cesoia, taglierina, martello, scalpello, pinza, spazzole;

11. sacchi di polietilene di spessore adeguato (0.15-0.20 mm) per i rifiuti;

12. contenitori rigidi  con coperchio a tenuta oppure grossi sacchi ( big bag) resistenti, per il trasporto dei rifiuti.;

13. fascette di plastica autobloccanti; ecc.

OPERAZIONI PRELIMINARI ALLA INSTALLAZIONE DEL GLOVE BAG

1.   Precauzionalmente la zona deve essere, ove possibile, circoscritta e/o confinata:

*    ricoprendo il pavimento e gli arredi sottostanti il punto di lavoro;

*    sigillando o semplicemente chiudendo  le aperture di comunicazione del locale con l’esterno;

*    vietando l’accesso, durante la rimozione, nel locale o nell’area di lavoro ai non addetti;

2.   gli addetti alla rimozione devono indossare indumenti protettivi e mezzi di protezione respiratoria;

3.   ove possibile, eseguire l’intervento ad impianto spento o con la porzione interessata disattivata in quanto:

*    tubazioni con liquidi  “ freddi”  (centrali di condizionamento) private dell’isolamento producono molta condensa;

*    tubazioni o parti di impianto con temperature > 60°C :

Ø    problemi di resistenza al calore del glove bag;

Ø    elevato calore radiante per gli addetti;

 PROCEDURA DI RIMOZIONE CON GLOVE BAG  APPLICATO AD UNA TUBAZIONE

1.   fasciare con nastro adesivo (o altro) le estremità della porzione di rivestimento della tubazione da rimuovere;

2.   introdurre, nell’apposito sacchetto interno al glove bag,  gli attrezzi che si ritengono necessari;

3.   posizionare il glove bag in modo da racchiudere abbondantemente la porzione di rivestimento da rimuovere;

4.   sigillare tutto il sacco,  con nastro adesivo  e/o adesivo spray,  lasciando spazio di manovra intorno la tubo;

5.   se all’atto della rimozione il rivestimento risulta  poco bagnabile in profondità e produce molta polvere è opportuno verificare la tenuta statica del confinamento con il fumo della fialetta  immesso attraverso l’apposito ugello predisposto;

6.   prima e durante la rimozione, specialmente se friabile e polveroso, bagnarlo abbondantemente con la soluzione imbibente/ incapsulante;

*    per  l’introduzione del liquido va utilizzato lo stesso tubicino predisposto per introdurre il fumo dalla fialetta.

7.   rimuovere con molta cautela, specialmente se si usano attrezzi taglienti;

8.   eventuali materiali taglienti (guaine e reti metalliche di contenimento) depositarle cautamente sul fondo e sistemarle in modo da ridurre il rischio di perforazione del sacco;

9.    spazzolare accuratamente tutti i residui adesi al supporto e, successivamente, lavare la tubazione e la zona circostante del sacco con l’incapsulante;  

10.  spruzzare con incapsulante o con schiuma poliuretanica le estremità del rivestimento sezionato eventualmente rimasto in opera;

11.  rovesciare la manichetta del guanto all’esterno del sacco e introdurvi gli attrezzi; chiudere la manica con due fermi e tagliarla nel mezzo in modo da tener sigillate le due parti; riporre gli attrezzi nel bidone riempito con liquido incapsulante;

*      con la stessa modalità va sezionato il tubicino utilizzato per irrorare l’incapsulante;

*      gli attrezzi racchiusi nel guanto vanno estratti nel liquido ed ivi lavati;

*      il liquido di lavaggio contaminato può essere solidificato con cemento a presa rapida o conferito tal quale in discarica;

12.  a rimozione e pulizia completata, mettere “ sotto vuoto” il glove bag con l’aspiratore a filtri assoluti;

13.  accorciare il sacco su se stesso in senso orizzontale trascinandolo sul tubo;  strozzarlo con fascetta autobloccante e tagliarlo nella parte superiore;

14.  svincolare e rimuovere immediatamente la parte del sacco che ancora avvolge il tubo e racchiuderla su se stessa con nastro adesivo;

15.  inserire il tutto in un secondo sacco adeguato per resistenza e dimensioni al materiale rimosso.

mediante:        cantiere confinato con MCA in opera

E’ particolarmente indicata in quei casi in cui le dimensioni e la disposizione delle tubazioni o delle apparecchiature ma soprattutto la scarsa  accessibilità di alcune zone rendono scarsamente praticabile la tecnica del glove –bag. Richiede però una certa specializzazione, nonché l’ausilio di attrezzature e materiali specifici e consiste nel confinamento fisico e dinamico della zona in cui si deve eseguire la rimozione.

Per esempio, nel caso del  locale di una centrale termica, già in parte confinato dalla muratura, vengono chiuse tutte le altre aperture mentre le pareti, il pavimento e le parti non interessate dalla rimozione vengono protette da teli di polietilene. Per realizzare un efficace isolamento dell’area di bonifica questa viene messa in depressione rispetto all’esterno (confinamento dinamico) mediante l’impiego di un estrattore d’aria con filtri assoluti e di portata adeguata.

1° caso

l’intervento comporta la rimozione di quantità significative di amianto per esigenze di:

·       manutenzione straordinaria in situazioni di emergenza;

·       manutenzione programmata finalizzata al buon funzionamento;

è necessaria l’adozione dei criteri e dei metodi previsti per la rimozione di materiali friabili; ovvero:

1.     confinamento statico e dinamico zona di lavoro;

2.     collaudo del cantiere;

3.    installazione dell’unità di decontaminazione;

4.     protezione dei lavoratori;

5.     imballaggio e allontanamento dei rifiuti;

6.     monitoraggio ambientale;

La Circolare. n.7 del 12/4/97 del Min. Sanità pur ribadendo il rispetto delle suddette indicazioni procedurali e comportamentali consente, in ragione delle diverse situazioni possibili, consente di  adattarle tecnicamente  alla:

·       particolarità della situazione dell’intervento;

·       ed alla tipologia delle strutture;

La verifica finale della avvenuta decontaminazione dell’area di lavoro confinata va effettuata confrontando la concentrazione di fibre a fine bonifica con quella misurata prima della bonifica.

Sempre secondo le indicazioni della suddetta Circolare la concentrazione finale non deve essere superiore a quella iniziale misurata in MOCF o in SEM.

A questo proposito è opportuno svolgere alcune considerazioni:

*      se la situazione di “emergenza” è conseguente ad una situazione di inquinamento significativo dell’ambiente, dovuto alla perdita di liquido da una tubazione, da uno scoppio o da  uno smantellamento accidentale o improprio del rivestimento, a parte la necessità  prioritaria di bonifica rispetto al campionamento, si comprende facilmente il paradosso di dover prendere a riferimento, per l’accettabilità della concentrazione finale, quella iniziale di un ambiente già piuttosto contaminato. In tal caso conviene effettuare un unico campionamento finale con la tecnica in SEM considerando accettabile, in analogia alla bonifica di materiali friabili, la concentrazione di 2 ff/litro di amianto;

*      se invece l’ambiente non è inizialmente contaminato è opportuno eseguire due campionamenti di fibre aerodisperse in MOCF (pre e post bonifica) tenendo conto che vanno contate tutte le fibre “regolamentate” in quanto la metodica non consente di distinguere precisamente le fibre di amianto dalle altre. Si tratta quindi di un confronto fra le fibre totali aerodisperse (e non solo fra quelle di amianto) di cui è opportuno tener conto nella valutazione finale.

 

2° caso

·       bonifica o rimozione generalizzata dei MCA dagli impianti

Sono interventi non finalizzati alla manutenzione.

E’ prevista l’adozione piuttosto rigorosa dei criteri e dei metodi previsti per la rimozione di materiali friabili elencati sinteticamente nel primo caso  con la possibilità di adattarli alla particolarità della situazione dell’intervento e alla specificità della tipologia delle strutture;

In questo caso la restituzione dell’area  deve avvenire secondo i criteri del punto 6 del DM 6/9/94   (Circ. Min. Sanità  n.7  del 12/4/97)

ovvero:

·       ispezione visiva;

·       campionamento aggressivo e analisi in SEM:;

·       concentrazione di fibre di amianto non superiore a 2 fibre/litro

mediante: cantiere confinato con MCA fuori  opera

Per le operazioni di rimozione viene realizzato un locale (o cantiere) confinato in un luogo diverso da quello in cui sono ubicati gli impianti da bonificare. Questo locale può essere costituito da una struttura ad hoc appositamente realizzata in un’area idonea, isolata o adiacente agli impianti, per esempio con teli di polietilene a rivestimento di un’armatura di sostegno in legno o tubi “innocenti”, oppure  attrezzando un altro locale. 

Questa modalità è indicata per:

·    grosse strutture coibentate: (grosse tubazioni, parti di macchine, grossi serbatoi, etc.);

·    strutture collocate in posizioni difficili per operare (altezza, spazi angusti, esigenze di utilizzo dei locali).

E’ preferibile smantellare l’intera struttura  o almeno le parti da bonificare con idonee procedure di smontaggio e movimentazione; in particolare:

·    per le tubazioni di una certa lunghezza, tagliare o  smontare le tubazioni in corrispondenza dei punti di interruzione del rivestimento (dopo fasciatura o sigillatura delle restanti porzioni di tubazioni);

·    se non esistono interruzioni rimuovere il rivestimento dal punto di sezionamento con la tecnica del glove–bag e successivamente trasferire la porzione da bonificare nel cantiere confinato.

 

·    La bonifica e la restituzione, in linea generale, va eseguita secondo i criteri e metodi previsti per la rimozione di materiali friabili già ricordati  per la bonifica o rimozione generalizzata dei MCA dagli impianti.

 
ALLEGATO

SCHEDA RILEVAZIONE  DATI  PARTICOLARI DEI  MATERIALI SOSPETTI DI CONTENERE

AMIANTO INDIVIDUATI NELL’ EDIFICIO.

Pannelli e altri materiali

Locale/i

Tipo di materiale:

Pareti

Soffitto

Altro

cemento-amianto







rivestimento con pannelli

in cemento-amianto







rivest. con cartoni o altri materiali a bassa densità







rivest. o  tratt. superfic.







Friabilità

 friabile

 semicompatto

 compatto

rotture superficiali

 

 % superf. danneggiata

 

Cause presumib. Danneg.

 

Altezza materiale

Barriere

 

 

Note

 

Rivestimenti isolanti tubi e caldaie

Tipo di rivestimento:

tubazioni

caldaie, serbatoi,ecc

impasto di tipo gessoso





cartoni, feltri, etc.





corde, tele, nastri, ecc.





Rivestimenti o trattamenti superficiali

 

Friabilità

 friabile

semicompatto

 compatto

Integrità della superficie

 rotture e/o erosioni superficiali

% sup.danneggiata..................................................

 frammenti pendenti

 detriti caduti sulle superfici sottostanti

Cause presumibili del danneggiamento

 degrado spontaneo   cause accid. o vandal.

 manutenzione ordinaria      manutenz. straord.

 interventi sulle strutture

 altre.....................................................................


 

[1] Rimozione di guarnizioni di amianto: studio di  fattibilità di applicazione di un metodo a basso rischio (Atti del 16° Cong.Naz.AIDII – Tondelli,Guidi,Iachetta,Cecchetti): …omissis…<< da un confronto dei valori medi di concentrazione di fibre aerodisperse rilevati nell’ambiente e dei valori di esposizione rilevati sugli operatori, si può osservare che non esiste una significativa differenza di esposizione a fibre di amianto durante la rimozione delle guarnizioni con la tecnica del glove-bag, rispetto alla tecnica che prevede solo l’uso di sostanze penetranti fissative (tipo Fibrelock): Infatti le concentrazioni  medie rilevate nell’aria di lavoro ricadono all’interno dello stesso range di variabilità : 3.5 ff/l – rilevate in MOCF ; (0,2 ff7l rilevate in SEM) per l’intervento con il glove-bags. Mentre per l’intervento senza glove-bags ma con l’utilizzo del penetrante- fissativo, le concentrazioni medie rilevate nell’area  di lavoro erano di 3.3 ff/l  rilevate in MOCF (0,1 ff/l in SEM). Così pure le concentrazioni rilevate attraverso i campionatori personali erano rispettivamente di 4.4 ff/l (MOCF) con la tecnica del Glove-bags, e di 5,0 ff/l (MOCF) con la tecnica del penetrante fissativo.

[2] Se non si dispone di una bocchetta simile la si può realizzare facilmente avvolgendo a forma di imbuto del cartone fissandolo con nastro adesivo alla manichetta dell’aspiratore.

 

 
 
 
 
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